Pulcinella e la notte di San Giovanni

Durante la notte di San Giovanni, Roseta, per sapere chi diverrà suo marito, fa l’incantesimo dell’uovo.

La Strega, invidiosa della bellezza di Roseta, prepara una pozione per trasformare il marinaio, suo innamorato, in mula (la “mulassa” delle feste popolari catalane). Ma, si sa, gli incantesimi non vanno sempre a buon fine: Pulcinella, vero deus ex machina, piomba nel bel mezzo della festa catalana di Sant Joan. Qui balla fra i “Giganti”, scappa dal “fuoco” dei Demoni e si arrampica sul “castell” (costruzione a strati, fatta di uomini e donne). Casualmente, beve la pozione trasformandosi in mulo. Roseta, scambiandolo per il suo marinaio, cerca le erbe di San Giovanni per liberarlo dal maleficio.
La Strega dona il mulo al Diavolo, che in cambio spera di essere trasformata in una donna bellissima, ma Pulcinella impone a bastonate le sue regole del gioco dando alla storia un esito diverso. I fuochi d’artificio chiudono la festa e la magica notte di San Giovanni.

Il ballo finale tra Pulcinella e Teresina rappresenta la rinascita continua dopo la morte e la vitalità di uno dei più antichi repertori teatrali, quello delle guarattelle, nella sua secolare efficacia e nella sua fresca disponibilità a rinnovarsi.
Lo spettacolo è ricco di “effetti speciali” (trasformazioni dei burattini a vista, fiammate infernali, botole a sorpresa che si aprono nella baracca, balli e processioni all’interno del boccascena e scale che si trasformano in labirinti).
La drammaturgia è intessuta di fraintendimenti amorosi, di incontri sorprendenti e di colpi di scena, nel solco della tradizione burattinesca mediterranea.

La musica, eseguita dal vivo (con violino, organetto e chitarra), sottolinea l’azione con fascinose habanere catalane, saltarelli romagnoli, tarantelle napoletane e canzoni popolari.

In scena si alternano le guarattelle napoletane, burattini e pupazzi, un narratore da piazza, i “cap gros” che creano scompiglio in mezzo al pubblico, come nelle parate popolari catalane e nei carnevali italiani.

Burattinai: Eudald Ferré e Luca Ronga
Musicisti: Umberto Giovannini e Jordi Jubany
Testo e Regia: Stefano Giunchi e Luca Ronga
Scenografia e burattini: Brina Babini
Nans: Artemàtic e Teresa Baz
Musica e canzoni: Jordi Jubany e Pepe Medri
Grafica: Umberto Giovannini
Consulenza musicale e drammaturgica: Jaume Arnella, Artur Blasco e Sergio Diotti
Tecnica: Guarattelle, Narrazione, Nans e Musica
Co-produzione: Compagnia Arrivano Dal Mare (Cervia – Ravenna)| Cia. d’Espectacles Pa Sucat (Spagna – Catalunya)

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TEATRO DI FIGURA
Viene denominato teatro di figura quella particolare arte teatrale che utilizza burattini, marionette, pupazzi, ombre, oggetti, come protagonisti dello spettacolo teatrale e segni di un linguaggio fortemente visuale e sensoriale.
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I miei attori di legno si riposano nei bauli e si risvegliano nei teatri, nelle piazze e nei festival di tutta Europa e a volte sono affiancati da attori, musicisti, narratori, burattinai, registi e personaggi assurdi, con mia grande contentezza.
 
Alcuni riconoscono nelle mie mani e nella mia voce una preziosa abilità: dare vita a figure che non la possiedono.
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